Le aziende strategiche italiane

di Giacomo Franco

 

Eni, Enel e Finmeccanica, colossi aziendali nei quali il Governo mantiene quote di controllo, rappresentano la presenza italiana in settori strategici: idrocarburi, energia, difesa e aerospazio.

 

Eni

Il calo del prezzo del petrolio e il rebus del gas nel Vicino Oriente

L’ex “Ente Nazionale Idrocarburi”, ora Eni SpA, è una delle più grandi compagnie petrolifere e aziende private al mondo e la prima in Italia (ricavi a 110,948 miliardi di € nel 2014). Attualmente il Governo Italiano mantiene il controllo di Eni tramite una quota del 30,10% del MEF, e un altro azionista rilevante è la Banca Popolare Cinese che detiene il 2,102%, mentre il resto del capitale azionario è in mano soprattutto a fondi istituzionali.franco 1

Se nel primo decennio del 2000 l’importanza strategica di Eni, sotto la guida di Paolo Scaroni, era rivolta soprattutto ai rapporti cooperativi con Gazprom e quindi con la Russia (con il gasdotto Southstream accantonato per il divieto europeo di posizione dominante), i mutamenti nel contesto geopolitico e di mercato hanno invece portato in primo piano la presenza di Eni in Africa come primo player degli idrocarburi del continente, e in particolare la produzione di petrolio e gas in Libia, Egitto, Nigeria e Mozambico.

Il crollo verticale del prezzo del petrolio, causato da una combinazione di fattori geopolitici (la sfida dell’OPEC a guida saudita allo shale oil americano) e finanziari (la speculazione al ribasso sulle commodity), ha spinto le compagnie petrolifere a ridefinire le proprie strategie, tagliando complessivamente 200 miliardi di $ di investimenti. In Eni dal 1981, il nuovo (dal 2014) CEO Claudio Descalzi, franco 2 esperto “petroliere” prima ancora che manager, ha infatti immediatamente iniziato la riorganizzazione del gruppo, avviando le dismissioni parziali dell’ingegneria di Saipem e della chimica di Versalis (rispettivamente per deconsolidarne il debito e valorizzarne il business attraendo nuovi investimenti) e soprattutto rifocalizzando l’assetto aziendale sul core business degli idrocarburi, con particolare attenzione alle attività nelle quali Eni mantiene competenze di eccellenza, ovvero le concessioni upstream, cioè di esplorazione e sviluppo produttivo dei giacimenti di petrolio e specialmente gas naturale.

E proprio la scoperta di uno di questi che IEOC (sussidiaria 100% di Eni in Egitto) ha effettuato nell’offshore egiziano nell’agosto 2015, ha completamente ribaltato lo scenario energetico di una delle zone storicamente più delicate del pianeta, riportando alla luce l’importanza di Eni come “politica estera parallela” italiana: Zohr, così è stato denominato, è il più grande giacimento di gas naturale mai individuato nell’area del Mediterraneo, un supergiant da 850 miliardi di metri cubi. Prima di questa eccezionale scoperta, il primato spettava ad un giacimento (da 450/600 miliardi di metri cubi) individuato dalla texana Noble Energy e dall’israeliana Derek Drilling nell’offshore israeliano e denominato Leviathan, per il quale si erano registrate aspre contese sui confini marittimi con il Libano.franco 3

Al momento della scoperta di Leviathan nel dicembre 2010, l’Egitto iniziava a passare dal “club” dei paesi esportatori di gas naturale a quello degli importatori, con conseguanze deleterie per la già fragile economia del paese. Israele si proponeva quindi, grazie alle risorse del nuovo giacimento, come naturale esportatore verso l’Egitto.

Problemi di misurazione della effettiva capacità produttiva, i già citati disaccordi col Libano riguardo all’appartenenza del giacimento, e difficoltà di procedere a grandi profondità hanno però ritardato l’entrata in produzione di Leviathan, ufficialmente ancora indefinita, mentre invece Descalzi ha pronosticato al presidente egiziano Al-Sisi un rapido sviluppo di Zohr (con un investimento complessivo Eni di circa 10 miliardi di $) verso l’attività estrattiva nel 2017, favorito dalla minore profondità del campo e dall’azione politica dello stesso Al-Sisi, il quale ha espressamente richiesto al suo ministro dell’ Energia di eliminare ogni impedimento burocratico allo sviluppo del giacimento. Ciò potrebbe di fatto raddoppiare la produzione di gas egiziana prima ancora che Leviathan entri in produzione.

Ma la vera sfida di Descalzi, dove si riscontra la valenza diplomatica fondamentale di Eni, è sviluppare una soluzione cooperativa tra Egitto, Israele e Cipro (detentore del giacimento Aphrodite), per creare un hub triangolare del gas in grado di stabilizzare la situazione energetica del Vicino Oriente e, magari, di rappresentare una concreta possibilità di diversificazione per le fonti di gas italiane ed europee, ancora troppo dipendenti dalla Russia.

 

Enel

L’integrazione di Enel Green Power e il riassetto in Sudamerica

La ex monopolista energetica di Stato, nella quale ora il Governo mantiene una quota del 25,50% tramite il MEF, è forse l’azienda delle tre nella quale l’importanza strategica sembra più sfumata, ma ha invece portato avanti un processo di internazionalizzazione che la pone come compagnia energetica di primaria importanza in Europa e Sudamerica (75,971 miliardi di € di ricavi nel 2014), e come leader nelle energie rinnovabili.franco 4 Perno dell’entità multinazionale di Enel è la controllata spagnola Endesa (Enel 70,1%), primo operatore del settore nel mercato integrato della penisola iberica, la cui acquisizione nel 2009 valse a Enel il premio Platts Global Energy Award di Deal of the Year e portò in dote tutti gli asset delle controllate Endesa in Sudamerica, di cui però Enel ha strategicamente scelto di occuparsi in modo diretto.

Attualmente, il gruppo Enel detiene partecipazioni in 80 società sudamericane di cui 9 quotate in borsa, e opera in Cile, Brasile, Argentina, Colombia e Perù. La riorganizzazione di queste partecipazioni con logiche di mercato è il punto chiave della strategia dell’AD Francesco Starace, franco 5assieme alla integrazione nella capogruppo di Enel Green Power, società del gruppo dedicata alle energie rinnovabili.

Lo scopo principale della semplificazione societaria in Sudamerica, oltre all’ottimizzazione delle partecipazioni (delle quali alcune ora sono incrociate o subholding), è la separazione degli asset cileni (destinati alla holding unica Enersis Chile), dettata dal fatto che basso rischio, adeguata maturità del mercato e stabilità delle norme di legge rappresentano fonte potenziale di elevati flussi di cassa e necessitano quindi di un’organizzazione aziendale specifica per il Cile. Pertanto da Enersis, Endesa Chile e Chilectra verranno create tre newco: Enersis Americas, Endesa Americas e Chilectra Americas, che si fonderanno nella holding Enersis Americas, a cui saranno affidate tutte le attività fuori dal Cile.

Questa complessità aziendale nel continente denota un’importante pervasività e una rilevante capacità di condizionare lo scenario energetico che Enel ha raggiunto in un area con alti prospettive di crescita, tanto che nella sua visita in Sudamerica di ottobre il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, accompagnato da Starace e dai funzionari cileni ad inaugurare il più grande parco eolico del continente sudamericano a Taltal, ha dichiarato che il ruolo strategico di Enel in quell’area è paragonabile a quello che Eni svolge in Africa.franco 6

E degno di nota è anche il fatto che la crescita sudamericana di Enel si basa primariamente sulle rinnovabili di Enel Green Power, a cui sono affidate tutte le attività green del gruppo Enel. Anche su questo fronte le prima fasi del piano strategico 2016-2019, presentato a novembre a Londra, presentano elementi di rivoluzione aziendale: Enel Green Power infatti, da società indipendente e autonomamente quotata a Milano, sarà infatti integrata in Enel e ricondotta al rango di divisione tramite una operazione di delisting e scissione non proporzionale (agli azionisti di EGP saranno assegnate azioni Enel o rimborsi cash a chi non aderirà). Una volta completato il processo di divisionalizzazione, che nei piani del management guidato da Starace porterà efficienze di costo e ottimizzazione di procedure, reparti e asset, le energie rinnovabili rappresenteranno il 50% della generazione totale di energia, la destinazione del 50% degli investimenti e il 49% della crescita dell’EBITDA di Enel, facendone insomma la chiave della strategia di crescita del gruppo Enel.

Ai nastri di partenza è infine anche la creazione della newco a cui sarà affidato il cablaggio con la banda ultralarga in Italia, business model che in realtà Starace pensa già di adottare anche in altre realtà dove Enel è già presente: in testa, proprio Spagna e Sudamerica.

 

Finmeccanica

La trasformazione in One Company e le commesse internazionali

Tra i principali player europei e mondiali (17,571 miliardi di € di ricavi nel 2013) nel campo della difesa, sicurezza e aerospazio, Finmeccanica è l’azienda, tra le tre prese in esame, con i più rilevanti rapporti con l’establishment militare italiano, dato lo status di naturale fornitore primario delle forze armate italiane. franco 7Di Finmeccanica il Governo mantiene la quota di controllo con il 30,20% in mano sempre al MEF, ma degno di nota è invece il 2,01% dentenuto dalla Lybian Investment Authority.

Negli ultimi anni l’azienda ha completato un processo di focalizzazione sul core business di sicurezza e difesa, che ha portato alla dismissione delle (ormai ex) controllate Ansaldo STS e Ansaldobreda, attive nella produzione di materiali rotabili per il trasporto ferroviario e metropolitano, e di Ansaldo Energia, società produttrice di centrali e tecnologie energetiche.

Fino ad ora organizzata come holding a capo delle diverse società operative controllate, per iniziativa dell’Amministratore Delegato e Direttore Generale Mauro Morettifranco 8 (precedentemente a capo delle Ferrovie dello Stato) Finmeccanica invece dall’1 gennaio 2016 sarà organizzata come One Company, ovvero come unica società integrata, articolata in quattro settori e sette divisioni. L’avvio del cambiamento organizzativo nel giugno 2014 e la prosecuzione in questo processo sono stati graditi dal mercato, che ha premiato il valore in Borsa di Finmeccanica (+120% dall’annuncio dell’operazione), e in settembre sono state completate le operazioni di fusione per incorporazione in Finmeccanica di OTO Melara (sistemi d’arma) e Whitehead Sistemi Subacquei (siluri), e quelle di scissione parziale a favore di Finmeccanica di Alenia Aermacchi (aerei), AgustaWestland (elicotteri) e Selex ES (sistemi di sicurezza). L’integrazione aziendale servirà a ridurre i costi di gestione massimizzando economie di scala e sinergie e centralizzando funzioni di controllo e coordinamento.

Finmeccanica è anche presente nei settori dello spazio (satelliti artificiali civili e militari), della cantieristica navale militare e dei sistemi missilistici, business che gestisce rispettivamente tramite i consorzi Thales Alenia Space (al 33% con la francese Thales), Orizzonte Sistemi Navali (al 49% con  l’italiana Fincantieri) e MBDA (al 25% con la francese EADS e l’inglese BAE Systems).

Ultime importanti classi navali armate da Finmeccanica sono stati le fregate multiruolo FREMM e i cacciatorpediniere leggeri Orizzonte, programmi entrambi destinati alle Marine di Italia e Francia.

L’adesione a consorzi temporanei “di scopo” è invece utile a Finmeccanica per entrare nei programmi militari multinazionali più importanti, che richiederebbero investimenti insostenibili per singole compagnie, come quelli che hanno portato alla realizzazione dei caccia Eurofighter e Joint Strike Fighter F-35, in cui Alenia Aermacchi ha avuto partecipazioni rilevanti.

In questo quadro aziendale, fondamentali diventano le commesse internazionali oltre a quelle nazionali. Negli ultimi mesi particolare importanza hanno avuto la vendita di 28 Eurofighter al Kuwait (affare da 8 miliardi di € di cui la metà destinati a Finmeccanica), e le voci riguardanti la fornitura di satelliti all’Arabia Saudita, che nel 2006 era stato un altro acquirente degli Eurofighter con 72 esemplari ricevuti.franco 9

Alenia Aermacchi produce anche l’aereo cargo militare C-27J Spartan, dal discreto successo commerciale (venduto a 12 forze aeree comprese Aeronautica Militare e US Air Force), gli UAV Sky-X e Sky-Y e l’addestratore M-346 Master, mentre in campo civile partecipa alla produzione di sezioni sia di alcuni Boeing come il 787 che di Airbus come l’A380.

Punta di diamante tra i prodotti di Finmeccanica sono anche gli elicotteri sia civili che militari (famosi i modelli AW109 e AW139) di AgustaWestland, commissionati negli ultimi tempi dalla compagnia petrolifera russa Rosneft, e dei quali un ordine è motivo di disputa in India a causa della intricata situazione diplomatica causata dal caso marò. AgustaWestland ha ottenuto anche la licenza di produzione di alcuni diffusissimi modelli della statunitense Bell, quali l’AB212 e AB412.

Finmeccanica quindi, viste le elevate competenze in tutti i campi di difesa e sicurezza, rappresenta proprio per questo un’entità aziendale sicuramente strategica per gli interessi nazionali.

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