Strategie, tattiche e armi nella battaglia di Ramadi

di Edoardo Corò

 

 

Nelle ultime settimane la città irachena di Ramadi è stata al centro di una offensiva che è andata via via intensificandosi da parte delle Forze di Sicurezza Irachene (ISF), intente a riconquistare la città, capitale dell’Anbar, dagli uomini dello Stato Islamico: essi ne avevano preso il controllo nel maggio 2015, al termine di un assedio cominciato nel 2014. La caduta di Ramadi aveva costituito una pesante e umiliante sconfitta per le ISF, che si erano dimostrate incapaci di difendere una città, situazione di per sé vantaggiosa, dall’attacco di milizie inferiori per mezzi, addestramento e numero. Tale evento inoltre ha segnato la massima espansione territoriale dell’ISIS in Iraq.

 

La spettacolare vittoria jihadista

 

La prima battaglia di Ramadi, che ha visto il trionfo del Califfato, ha dimostrato, da un lato, la totale inefficienza delle ISF in quel periodo, dall’altro le capacità troppo spesso sottovalutate delle truppe islamiste, soprattutto da un punto di vista tattico. L’avanzata dei militanti dell’ISIS nel territorio di Ramadi, cominciata nell’Ottobre 2014 con una manovra a tenaglia da ovest e da est, ha visto contrapporsi circa 6000 uomini delle ISF e un migliaio di uomini del Califfo. L’assedio, durato qualche mese, ha visto un inesorabile avanzamento di questi ultimi, a scapito di una pur superiore guarnigione delle ISF. La tattica che si è rilevata vincente è stata il vasto utilizzo di HUMVEE e MTV conquistati alle truppe irachene nei combattimenti precedenti e di altri veicoli di fortuna imbottiti di esplosivo. Queste autobomba sono state usate intensamente per abbattere le protezioni di cemento e le trincee dei difensori, oltre che per indebolire le strutture e gli edifici in cui le ISF si rintanavano via via, fino all’assedio finale del palazzo del governatore il 15 maggio 2015, che ha segnato la definitiva caduta della città. Non vanno inoltre trascurati gli effetti psicologici di queste distruttive bombe improvvisate sulle truppe irachene, addestrate per anni dal governo e dagli istruttori americani al contrasto al terrorismo, ma completamente impreparate a battaglie campali prolungate. La capacità straordinaria dello Stato Islamico in questo senso è stata proprio quella di saper coordinare strumenti tipici del terrorismo e della lotta cosiddetta asimmetrica con strategie convenzionali in battaglie campali tipiche di una guerra altrettanto convenzionale, come gli assedi. Vanno citati infatti anche gli attacchi kamikaze che cosi bene conosciamo ormai da anni, ora utilizzati in una nuova veste, così come le autobombe: non più esplosioni sporadiche dirette contro le pattuglie di un esercito occupante, tipiche della cosiddetta “insurgency”, ma strumenti non convenzionali utilizzati a supporto, spesso anche decisivo, di operazioni convenzionali, nel panorama di combattimento ad elevata intensità e di durata prolungata. Esempio di questa commistione si è avuta proprio negli ultimi giorni, durante un attacco delle truppe del Califfo contro una base irachena nella Ramadi riconquistata parzialmente dalle forze governative, che sono state soggette al fuoco di armi automatiche classiche dopo iniziali esplosioni di autobombe e kamikaze che hanno aperto i combattimenti.

 

La lunga riconquista irachena

 

A qualche mese di distanza, sebbene non più in una veste offensiva bensì difensiva, le ISF incaricate della riconquista della città hanno dovuto affrontare nuovamente lo stesso mescolamento di strumenti e tattiche differenti, in una lenta avanzata casa per casa fino al centro di Ramadi, il cui sopracitato Palazzo del Governatore è stato riconquistato alla fine di dicembre. Tuttora il 30 % della città è ancora in mano all’ISIS, nonostante l’enorme disparità numerica tra le due fazioni e la superiorità di mezzi delle ISF, rifornite di armamenti americani ormai da anni e supportate dagli incessanti bombardamenti aerei della coalizione. A partire da ottobre i soldati iracheni hanno riconquistato i villaggi intorno a Ramadi, tagliando le vie di comunicazione a ovest e nord, verso il Califfato. Per la fine di ottobre l’accerchiamento era completo e all’inizio di novembre carri armati e pezzi di artiglieria hanno cominciato ad essere ammassati e preparati per l’assalto al centro urbano. I combattimenti hanno visto opporsi 10000 uomini iracheni a circa 1000 militanti, i quali tuttavia sono riusciti a rallentare grandemente l’avanzata delle ISF che a distanza di due mesi e mezzo non hanno ancora guadagnato il controllo di tutta la città e, anzi, all’alba del nuovo anno hanno visto una serie di violenti contrattacchi, anche se non imponenti né decisivi.

 

Cecchini e mortai: la nuova strategia dei regolari

 

Ciò nonostante i soldati Iracheni, specialmente le forze speciali, hanno dimostrato un netto miglioramento e l’acquisizione di nuove abilità e tattiche più convenzionali rispetto alla lotta antiterrorismo. Se da un lato l’ISIS ha disseminato di ordigni improvvisati (IED) l’intera città, distruggendo anche importanti vie d’accesso alla città, come i ponti, unendo come già detto tattiche di guerriglia ad una strategia di difesa più convenzionale, le truppe irachene hanno dimostrato di saper fronteggiare il nemico: hanno inflitto gravi perdite – circa il 60% – al prezzo di qualche dozzina di caduti e poco più di un centinaio di feriti secondo diverse fonti, sia ufficiali che giornalistiche. L’esercito iracheno ha fatto largo impiego di ingegneri e artificieri per superare le trappole esplosive e ha applicato nuove tattiche per gli assalti agli edifici, garantendo sempre copertura ai propri uomini tramite il posizionamento di cecchini e il fuoco di mortai. Se nelle operazioni antiterrorismo gli assalti agli edifici prevedono rapide incursioni basate più sulla sorpresa che sulla potenza di fuoco – e a questo erano abituati gli iracheni – in una battaglia urbana casa per casa si deve procedere con cautela, guadagnandosi a fatica ogni metro, sempre coperti dall’artiglieria leggera e dai tiratori. Solo così si può sperare di snidare un nemico che seppur in inferiorità, grazie alle IED annulla l’effetto sorpresa rallentando le operazioni e riesce così a garantirsi la possibilità di fortificarsi ogni volta nelle posizioni migliori.

 

Il cambiamento di scenario

 

Questa rapida panoramica può far comprendere diversi aspetti della attuale lotta al califfato. Innanzi tutto bisogna sottolineare come i militanti dell’ISIS costituiscano un nemico valido, capace di sfruttare abilmente svariate tattiche e per questo assolutamente da non sottovalutare. In seconda battuta l’esercito Iracheno ha mostrato la sua capacità di rinnovarsi nelle proprie abilità, riuscendo ad adattarsi, a quanto sembra, al nuovo nemico. Solo il tempo tuttavia ci saprà dire se questa nuova impronta all’addestramento dei soldati, unita al sempre costante aiuto americano, saprà infliggere il colpo decisivo ad un Califfato che sembra aver esaurito la sua energia espansiva, e si trova ora a combattere quantomeno alla pari con svariati nemici su più fronti. Non bisogna dimenticare mai tuttavia come l’ISIS, ed eventualmente la sua eredità qualora fosse sconfitto, non verranno mai sradicati senza un profondo riequilibrio geografico e strategico della regione mediorientale, ed un rinnovamento culturale e politico nelle diverse nazioni coinvolte: l’attuale crisi infatti da un lato è espressione di diversità culturali e religiose accentuate dall’attuale distribuzione dei confini, dall’impianto sociale dei singoli paesi e dalla loro organizzazione istituzionale, dall’altro di profonde rivalità geostrategiche tra superpotenze e potenze regionali.

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