Le stranezze della nuova legge americana sull’immigrazione

Il Visa Waiver Program Improvement Act: una riforma molto discutibile

di Chiara Maggi

Il 9 dicembre scorso il Senato americano ha ricevuto la proposta di riforma del Visa Waiver Program, approvata a grande maggioranza bipartisan dal Congresso. Ma di cosa si parla in pratica? E quali saranno le probabili conseguenze di questa legge di cui poco si è ancora detto in Italia, a meno di emendamenti?

Leggendo il testo – disponibile[1] sul sito del Congresso americano –, si nota come il fulcro del provvedimento sia la Section 3: questo paragrafo spiega quali siano i due nuovi requisiti necessari affinchè un cittadino di uno dei Paesi partecipanti al Visa Waiver Program (VWP)[2] possa entrare negli USA per turismo o affari senza dover richiedere il visto, a patto che la permanenza sia inferiore a 90 giorni.

L’Italia è uno dei Paesi partecipanti a questo programma e molti suoi cittadini potrebbero venire coinvolti da queste modifiche.

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In verde, i paesi partecipanti al Visa Waiver Program

Il primo requisito introdotto è che lo straniero non deve essere stato in una certa lista di Paesi dal 1° marzo 2011 in avanti. I Paesi coinvolti sono: 1) la Siria e l’Iraq; 2) quelli che hanno un governo che, secondo certi provvedimenti elencati[3], è considerato sponsor del terrorismo internazionale dal Segretario di Stato; 3) ogni altro Paese o area ritenuta a rischio dal Segretario della Sicurezza Interna sotto determinati requisiti introdotti dalla legge stessa.

Il secondo è che lo straniero – pur essendo a tutti gli effetti un cittadino di un Paese partecipante al VWP – non deve essere anche cittadino di uno dei Paesi di cui sopra.

Sono esentati il personale militare e quello civile impiegato a tempo pieno dai governi dei Paesi partecipanti negli Stati “incriminati”.

Come afferma il sito del Dipartimento di Stato americano[4], quelle tre leggi citate al punto (2) restringono il campo dei Paesi sponsor del terrorismo a sole tre nazioni: la Siria, che compare di nuovo, l’Iran e il Sudan e l’elenco in generale dei Paesi coinvolti da questa riforma si completa con l’Iraq, iscritto ex officio.

Questa breve panoramica suscita una serie di riflessioni.

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In merito al primo requisito, si nota come sia molto vago, dal momento che non spiega su che basi si stabilisce che un certo individuo è stato in un Paese. Il modo tipico in cui lo si può stabilire è la presenza di un visto sul passaporto, ma in primo luogo questa procedura fallirebbe se si desiderasse colpire i foreign fighters: è difficile, infatti, immaginare che costoro siano andati a combattere con l’ISIS – ad esempio – portandosi dietro il proprio passaporto e completando tutte le procedure legali proprie di uno Stato “correttamente funzionante” (una definizione che non si addice ai territori in guerra in toto e in cui ricadono a pieno titolo Siria ed Iraq); in secondo luogo avrebbe un grosso e rilevante risvolto della medaglia: andrebbe a colpire il grandissimo numero di persone che per turismo o affari sono state in Iran negli ultimi tempi, specie dopo il raggiungimento dell’accordo sul nucleare, penalizzandole e rendendole delle “sospettate” a prescindere. foto chiara 3

Chi per turismo vorrebbe andare negli USA dopo un viaggio in Iran si troverebbe penalizzato senza motivi ragionevoli e chi si trova a dover fare viaggi di lavoro in Iran – come succede a moltissimi imprenditori italiani – anche solo dopo una breve permanenza nel Paese si trova a dover eseguire tutte le procedure del visto per trascorrere altrettanti pochi giorni negli Stati Uniti: un provvedimento del genere suona ben poco come uno strumento utile al contrasto al terrorismo internazionale, ma piuttosto ha il sapore del ricatto per chi decide di macchiare il proprio passaporto con un visto iraniano e, quindi, di aver a che fare con questo Stato “canaglia”. Una mossa in risposta alla quale non hanno tardato ad arrivare chiare reazioni di irritazione non solo da parte dell’Iran[5], ma anche da parte dell’Unione Europea[6]. Naturalmente, si può obiettare che così le fonti di intelligence sarebbero privilegiate nel conoscere i movimenti di una persona oggetto di attenzione per finalità antiterroristiche, ma né questo parametro, né la presenza di un visto sul passaporto sono citati e la vaghezza dovrebbe essere quanto più possibile limitata in un testo di legge, pur restando consci del fatto che non possa essere eliminata definitivamente.

Il secondo requisito è altrettanto controverso quanto il primo, perché si va a colpire una questione molto delicata quale quella della diaspora e il rapporto dei Paesi parte del VWP con quelli che sono il target di questo testo. Affinché gli espatriati possano essere “accettabili” per gli Stati Uniti, infatti, essi vengono sostanzialmente costretti a rinunciare alla cittadinanza “scomoda”: ciò è una pesante discriminazione che causerebbe più rancore e insofferenza verso l’America da parte di un gran numero di persone che magari vogliono mantenere dei legami con i Paesi di origine o che, peggio, hanno semplicemente ricevuto la cittadinanza senza neanche mai metter piede in quei territori, ma si trovano comunque puniti per una sorta di “peccato originale”. Infine, indubbiamente anche gli Stati del VWP avrebbero di che lamentarsi, in quanto i diritti che i propri passaporti garantiscono a quei cittadini sono unilateralmente declassati da un Paese alleato, esclusivamente a causa della compresenza di una seconda cittadinanza che li offusca e non di certo per effettive colpe degli stessi.

Questo atto pare, perciò, sostanzialmente inutile – è stato preso sull’onda emotiva della strage di San Bernardino, i cui autori sono stati dei pakistani; non coinvolge altri Paesi sponsor del terrorismo come il Qatar o l’Arabia Saudita – e dannoso per l’immagine dell’America e del percorso di distensione dei rapporti verso l’Iran.foto chiara 4

Al momento, almeno la comunità irano-americana con le sue lobby (PAAIA – Public Affairs Alliance of Iranian Americans, NIAC – National Iranian American Council) sta cercando di limitare gli svantaggi relativi a chi ha che fare o ha legami con l’Iran, come aggiorna lo scienziato della NASA di origini iraniane Firouz Naderi sul principale gruppo Facebook[7] di protesta nato contro questa legge, ma i risultati di queste pressioni si vedranno solo più avanti.

[1] https://www.congress.gov/bill/114th-congress/house-bill/158/text

[2] http://travel.state.gov/content/visas/en/visit/visa-waiver-program.html

[3] Section 6(j) dell’Export Administration Act; section 40 dell’Arms Export Control Act; section 620A del Foreign Assistance Act

[4] http://www.state.gov/j/ct/list/c14151.htm

[5] http://www.presstv.ir/Detail/2015/12/12/441438/US-wrong-on-Iran

[6] http://www.politico.com/story/2015/12/obama-visa-waiver-changes-backlash-215875

[7] https://www.facebook.com/groups/stopHR158/

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