Non esiste un solo Islam

di Cesare Barberis

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Eventi terroristici come quelli di Parigi, negli ultimi anni hanno portato ad una aumento dell’intolleranza da parte degli europei nei confronti del mondo islamico. Sta diventando un comune sentire la convinzione che il mondo mussulmano sia un blocco immutabile incapace di convivere con culture diverse e non in grado di adattarsi ad una società in continuo cambiamento. Con questo articolo, vorremmo  mostrare l’infondatezza  di questa percezione portando ad esempio diversi dibatti teologici che si sono tenuti nel mondo islamico tra il secoli VIII-XIV.

Sebbene la maggior parte dei musulmani odierni concordi sulla necessità di interpretare il Corano letteralmente, questo non è sempre stato il caso. La scuola Mu’tazili, per esempio, sorta e fiorita in Iraq tra l’ottavo e decimo secolo, incoraggiava una chiave di lettura razionale del Corano, insegnando che i  suoi passaggi contradditori ed irragionevoli  andavano interpretati in maniera allegorica o metaforica. Alla guida dell’uomo e dei suoi pensieri doveva esserci la Ragione, madre della Conoscenza.

Teorie come queste erano estremamente sgradite dal clero conservatore del tempo e nell’undicesimo secolo l’insegnamento del Mu’talisismo fu vietato a Baghdad, sebbene riuscì a sopravvivere nella filosofia sciita. Già più di un millennio fa quindi, erano presenti intellettuali che si resero conto dei limiti del Corano; esso non poteva essere la parola di Dio, ma il prodotto umano di una rivelazione divina.  Non è dunque vero che la religione Islamica  sia la fonte di violenza ed intolleranza, ma è l’ignoranza e la mancanza di sensibilità dell’interpretatore.

Un’altra scuola di pensiero che si sviluppò nei primi anni dell’Islam fu il Sufismo, dapprima con influenze del Monasticismo europeo, successivamente con evidenti tratti delle filosofie orientali. I sufisti credevano che un uomo o una donna potessero perseguire un cammino verso Dio ed essere direttamente in contatto con lui. I viaggiatori potevano entrare in uno stato di elevatura spirituale in cui il velo tra il mondo spirituale e materiale veniva sollevato; ogni cosa materiale, gli attributi umani e la stessa coscienza del credente sparivano. I viaggiatori ricevevano quelli divini in un’unione d’amore con Dio.

I Sufisti ebbero chiaramente scontri con il clero conservatore, ma resistettero molto meglio della scuola Mutazili. Un punto di attrito particolare era la convinzione di alcuni sufisti  che le persone così illuminate non dovessero più seguire la legge islamica della Shari’a, in quanto essi avevano avuto un contatto diretto con Dio. Si sviluppò anche una letteratura poetica sufista che parlava dell’ebrezza del vino, del sesso e dei piaceri della vita.

Per farvi meglio comprendere, postiamo qui una poesia del grandissimo poeta sufi Hafez:

I suoi capelli erano ancora scapigliati, la sua bocca ancora ebra

e ridente, le sue spalle sudate, la camicetta

aperta, cantante canzoni d’amore, pieno il suo calice di vino.

I suoi occhi cercavano lo scontro, le sue labbra

pronte ad attaccare. Ella si sedette

la scorsa notte sul mio letto.

Pose le sue labbra vicine al mio orecchio e disse,

sospirando, queste parole: “Che succede?

non sei forse tu il mio vecchio amante? Sei forse addormentato?”

L’amico della saggezza che riceve

questo vino che ruba il sonno, tradisce l’Amore

se non venera quello stesso vino.

Oh voi prudi, andatevene! Smettetela di discutere con coloro

che bevono questi fondi amari, poiché’ fu proprio

questo dono che gli esseri divini ci donarono prima dell’Eternità.

Qualsiasi cosa Dio versò nei nostri calici,

Noi bevemmo, sia che fosse il vino

del Paradiso, sia che fosse il vino dell’ebrezza.

Dalle risate del vino e dai riccioli scapigliati dell’amata,

oh quante notti di pentimento

furono interrotte da momenti come questo?

 

(Hafez – traduzione nostra)

Esempi come quelli del Sufismo e del Mutazilismo dovrebbero mostrare chiaramente come l’Islam sia capace di reinventarsi assorbendo  elementi di culture e filosofie diverse. Le religioni non sono blocchi unici ed immutabili nel tempo, ma andrebbero comprese nella loro evoluzione nel tempo.

Non dobbiamo pensare che le incompatibilità culturali siano destinate a rimanere tali per sempre ed accanirci con tutti i musulmani indistintamente. Dobbiamo invece esortare a farsi avanti quei pensatori che concepiscono un Islam adattato ad un mondo globalizzante.

L’unico modo per ottenere tale risultato è tramite una proattiva spinta alla leadership dei mussulmani modernisti,  facendo sentire la comunità mussulmana una parte integrante della nostra, non qualcosa di estraneo. Titoli dei giornali come “Bastardi Islamici” non fanno altro che far sentire aggrediti anche quei mussulmani aperti al mondo globalizzante con il risultato di ridurli al silenzio. Una rivoluzione culturale dell’interno si rende ormai necessaria in quanto, l’imposizione di alcuni nostri valori dall’esterno, spesso in modo violento, non ha funzionato.

In conclusione, crediamo che la prossima rivoluzione che l’Occidente dovrà fomentare sarà culturale, non immediatamente politica e sicuramente non una violenta. Siamo realmente convinti dell’enorme potenziale del mondo islamico; esso deve solo meditare su se stesso e reinventarsi.

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