Ripartire dagli ideali

di Nicolò Debenedetti

La fine della guerra fredda ha segnato l’inizio di un periodo storico complesso.  Da un sistema a due giocatori si è passati a un sistema a rete in cui il calcolo del rischio è molto più difficile.

Per l’opinione pubblica il nemico principale è il terrore, la nuova guerra mondiale si combatte contro un nemico organizzato in una gerarchia orizzontale, e il messaggio che viene lanciato dall’ “headquarter” di turno (Al Qaeda, Isis) si insinua tra le vie del web e viene recepito da un qualunque squilibrato che potrebbe colpire alla sprovvista.

La comparsa di organizzazioni estremiste islamiche come Al Qaeda, che per prima ha fatto  del terrore la sua arma, o  l’Isis  che ha trovato nel caos in Medio Oriente un veicolo per definirsi in un’orribile realtà, più strutturata e all’interno di confini ben definiti, ci ricordano ogni giorno quanto gli ideali contino ancora.

Nel 1991 il mondo era convinto che l’Occidente avesse trovato la posizione predominante, che il mondo fosse pronto alla pace. Ma non era così. Certo, la lotta al terrore è estremamente importante ma non dobbiamo mai dimenticarci di una cosa:  i terroristi islamici non sono gli unici a detestare gli ideali occidentali, non sono le fazioni religiose più integraliste a vedere in un sistema basato sull’individuo una minaccia per la loro sopravvivenza.

Dopo l’accordo di Monaco, la seconda guerra mondiale e l’Olocausto, viene difficile pensare che nel mondo ci sia ancora qualcuno disposto a scendere a patti con dei dittatori.

E’ opinione comune pensare che la guerra fredda sia stata un periodo per i leader occidentali, e in particolare quelli statunitensi, in cui la ragion di stato dominava su ogni cosa e in parte fu così : sebbene la guerra in Vietnam per molti policy-makers americani, tra cui Kissinger, fosse giustificabile anche da un punto di vista ideologico (il diritto all’autodeterminazione del popolo sud-vietnamita era considerata una battaglia che ben valeva le vite americane), l’errore cruciale che però si fa è considerare il Sud America come apoteosi della real-politik statunitense durante la guerra fredda.

Personalmente, non considero l’appoggio a Pinochet un vero e proprio atto di real-politik. Anche se Allende era stato eletto democraticamente, era stato messo sotto pesante accusa dal parlamento cileno per le sue derive totalitarie: se avesse vinto, i vari tagliagole sud-americani che giustificavano con la rivoluzione i loro crimini e la loro sete di potere assoluto avrebbero avuto campo libero e lui avrebbe creato un altro inferno in terra come Fidel fece a cuba.

C’è anche da dire che la strategia americana in America del Sud  è sempre stata particolare e a tratti confusa, basti pensare che inizialmente gli americani avevano appoggiato addirittura Castro  che si presentava, agli albori della sua politica, come il rivoluzionario “bianco” contro il “nero” Batista. Molto più realista, ma meno pop, fu l’avvicinamento tra Stati Uniti e Cina sotto la presidenza Nixon messa in pratica da forse il più grande diplomatico di tutti i tempi: Henry Kissinger.

Ma il vero capolavoro della “realpolitik” statunitense non avvenne nè in Sud America nè in Asia. Essa avvenne in Europa e negli Usa stessi, senza sparare un colpo.

Ed oggi dovremmo ancora puntare su quella strategia.

 

L’Europa occidentale è stata da sempre caratterizzata dalla presenza di una sinistra particolarmente forte, cosa di cui gli americani si resero conto subito, capendo di non poter di certo eliminare ideologie così ben radicate, che potevano contare tra le loro fila intellettuali di grande successo,  che per di più avevano contribuito (anche se molto meno di quello che spesso hanno voluto far credere)  alla liberazione delle zone  occupate dai nazifascisti.

E quale miglior modo di sbarazzarsi di un nemico se non quello di farselo “amico” ?

Nel 1967 un agente della CIA chiamato Tom Braden, pubblicò sul Saturday Evening Post un articolo dal titolo “I’m glad the Cia is immoral (che potete trovare qui  in cui spiegava come la Cia dal 1950 finanziasse un numero esorbitante di associazioni legate all’estrema sinistra nel tentativo di creare un parallelo alle associazioni comuniste filo-sovietiche.

Paradossalmente, nel 1950 i socialisti che si definivano di “sinistra” e che oggi faremmo fatica a distinguere dai comunisti “veri”, erano tra i pochi a voler combattere davvero il comunismo.

Il pezzo centrale nella strategia della Cia nel creare questo movimento di  intellettuali e artisti  antisovietici fu il Congress for Cultural Freedom fondato nel 1950, con sede a Parigi.

Il CCF era il modo della CIA per far sì che gli ideali anti-comunisti non venissero portati avanti solo da elementi reazionari ma da intellettuali progressisti e apprezzati dalle masse. Il CCF contribuì a portare l’orchestra sinfonica di Boston in tour per l’Europa nel 1952 per convincere gli europei più scettici del valore della cultura americana e contribuì allo sviluppo di uno straordinario numero di riviste letterarie più o meno famose tra cui Paris Review, Partisian  Review, Encounter e soprattutto Mundo Nuevo che contribuì allo straordinario sviluppo della letteratura Sud Americana. Oltre a Borges e Carlos Fuentes, ironia della sorte, Mundo Nuevo pubblicò i primi stralci di Cent’anni di solitudine di Gabriel Garcia Marquez, grande amico di Castro che negò sempre il suo “contatto” con la CIA.

Molti si chiederanno il perché di questa deriva letteraria. Ve lo spiego subito :

Milioni di persone sono morte sotto il giogo delle dittature e troppo spesso i policy makers occidentali sono disposti a svendere la propria integrità in cambio di qualche accordo commerciale o di una fantomatica sicurezza che spesso però si rivela solo di  brevissima durata, giusto il tempo della discussione del patto sopracitato.

L’accordo Iraniano è visto come una vittoria per la stabilità nella regione ma contribuirà solo ad una proliferazione nucleare nella regione, che contribuirà a un sistema a rete ancora più complesso oltre a un accensione dei conflitti etnici data la rinnovata forza economica del regime sciita.

Chi sperava che l’accordo avrebbe tolto un motivo per “odiarci” alla classe dirigente iraniana, fatta di Pasdaran ed estremisti religiosi, vedrà le sue convinzioni crollare come un castello di sabbia. Proprio in questi giorni, la parte “dura” del regime iraniano sta mostrando i suoi muscoli dimostrandosi sempre più intollerante, chiusa e totalitaria.

Ogni spazio che lasciamo a una dittatura, anche solo di riconoscimento, si rivelerà sempre deleterio nel lungo periodo. Molti sono convinti che i grandi conflitti tra nazioni siano roba del passato, ma non è così.

La Russia ne è il perfetto esempio, un Paese che fino a quando vi è stata la possibilità ha comprato il consenso con la crescita economica ma che alle prime proteste di piazza non ha esitato a creare un bisogno di sicurezza esterno con l’Ucraina e l’Occidente in generale  tramite un azione coordinata di propaganda mediatica e politica estera. La reazione occidentale è stata dura ma ha aumentato il potere politico di Putin, il quale,  tramite il suo controverso intervento in Siria  cha creato una situazione incredibilmente delicata, nascondendo ai più le sue mire in Ossezia del sud. E presto potrebbe essere il turno della Cina, non è un caso se le pretese territoriali cinesi si sono fatte più forti in concomitanza con il previsto rallentamento economico.

E’ evidente che le dittature sono una probabile minaccia per il mondo e una mina vagante, nel lungo periodo, per la nazione da essi governata, dato che si rivelano semplicemente una “pausa” tra una violenza e l’altra, contribuendo  semplicemente a moltiplicarne le tensioni. Come ben hanno dimostrato Assad e Gheddafi (va bene ricordare che la guerra civile libica scoppiò ben prima dell’intervento francese)

Se le dittature non temono la forza, che come dimostrato non fa altro che aumentare il loro riconoscimento interno, cosa può minacciare realmente la governance di un paese totalitario ?

I nostri ideali.

 

Sia ben chiaro,  vincere una guerra e rimuoverne il  dittatore è lo strumento più veloce, se gli alleati nel ’45 avessero usato l’atomica contro i sovietici e liberato Mosca probabilmente si sarebbero risparmiate a milioni di persone le atrocità del comunismo, la missione in Kosovo e quella in Libano dimostrano che con un invasione di lunga durata sia possibile portare stabilità in una regione dilaniata; con ritiri sconsiderati,  anche se  accompagnati da slogan politici accattivanti, come in Iraq,  no.

Ma così come la guerra è una realtà dal quale spesso non si può sfuggire, lo è anche un sistema di compromessi come il nostro. Ciò che i leader sovietici temevano di più dopo i missili Patriot era il dottor Zivago, quello che temono di più i membri del comitato centrale del partito comunista cinese dopo gli F-22  è la Magna Carta.

La dimostrazione del terrore che generano gli ideali di libertà e di stato minimo tra le classi dirigenti Russe, Cinesi o di qualunque altro sistema totalitario ha una prova molto chiara: la creazione di un  Internet “staccato” dal resto del mondo, Cina, Russia e Cuba hanno già  costruito (o sono in procinto di farlo) una intranet nazionale in modo da proteggere la popolazione dalla “propaganda” occidentale.

Gli scenari possibili sono molteplici, per ogni azione possono esserci un numero infinto di reazioni in politica estera soprattutto, ma  se l’obiettivo di creare una classe dirigente alternativa tramite azioni di soft power  sulla falsa riga del  Congress for Cultural Freedom riuscisse (ovviamente il tutto dovrebbe essere accompagnato anche dalla giusta stagnazione economica), credo sia ragionevole assumere che gli scenari più probabili siano tre.

A) come per l’est nel ’91, il movimento è troppo rapido e troppo forte, la governance sovietica non poté fare niente per mantenere il potere, nemmeno con un moderato come Gorbačëv, gli unici rischi sono quelli legati alla messa in sicurezza dell’arsenale nucleare.  Situazioni simili si sono verificate in Egitto e Tunisia.

B) Come per l’Iran ai tempi della rivoluzione verde, la lungimiranza dell’ayatollah vince e la governance militare è compatta con quella politica dominante (al contrario di quello successo in Egitto e in Siria), accontentando la piazza con un moderato come  Rouhani l’ayatollah e i Pasdaran mantengono il potere.  Per un po’ di tempo il profilo viene mantenuto basso fino al momento opportuno. Qui servirebbe un intervento diplomatico più incisivo che richieda un cambio di regime definitivo.

C) In un dato paese x (la Cina), il movimento contro il regime è di dimensioni notevoli ma il regime riesce a reprimerlo temporaneamente, una serie di attacchi terroristici colpisce i civili il governo incolpa una minoranza (gli uiguri) o un paese limitrofo (il Giappone). Qui la risposta dovrebbe essere ancora più dura, l’appoggio ai manifestanti dovrebbe essere ancora più forte ma la comunità internazionale dovrebbe essere unita.

Un approccio di tipo culturale potrebbe rivelarsi una soluzione adeguata anche al problema del terrorismo molecolare. La forza del terrorismo islamico sta, come già ripetuto, nell’avere un bacino di utenza enorme sparso per il globo e in continua crescita demografica, integrare adeguatamente la comunità islamica nel nostro ordine è una sfida che non possiamo mancare, non solo per la sicurezza nazionale immediata ma per evitare la nascita di movimenti politici fortemente conservatori di stampo religioso (come i fratelli mussulmani) che vadano, anche democraticamente, a minare il nostro sistema di valori.

Chiaramente l’appoggio e la creazione di un sistema di proxy intellettuali richiede una grande consapevolezza riguardo alla superiorità del nostro sistema. Siamo la parte giusta della storia e non dobbiamo scordarcelo mai. Non esiste sicurezza in un paese dove ti rompono la schiena se non segui il pensiero dominante e potrebbero non essere sempre i figli degli altri a dover morire per le nostre battaglie.

Advertisements

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...