La furia del Tornado

di Giacomo Franco

Quando i Tornado furono costruiti, negli anni ’70, vennero progettati, nella versione IDS da bombardamento, essenzialmente come cacciabombardieri, ma da bombardamento a bassa quota. Essi cioè giungevano sul luogo da colpire ad alta quota e supersonicamente, ma poi scendevano di quota per bombardare. Nel corso degli anni la prassi di bombardamento è cambiata notevolmente, in conseguenza dell’avanzamento della tecnologia bellica: ora, ove possibile, i comandi preferiscono indirizzare sul bersaglio missili da crociera o bombe guidate, ma in genere da una certa altezza e distanza, forti del fatto che il puntamento risulta comunque preciso e in questo modo l’aereo è meno vulnerabile alla contraerea. Quindi, nonostante gli aggiornamenti degli anni passati, che hanno introdotto la possibilità di lanciare anche un paio di missili fire-and-forget a lungo raggio (come lo SCALP), il Tornado ha limiti strutturali sulle capacità di bombardare in modo “moderno” e quindi più sicuro rispetto alle difese aeree moderne. Anche perché gli aggiornamenti hanno riguardato più l’integrazione di nuovi armamenti che il miglioramento dell’avionica, che ad esempio manca assolutamente di ‘stealthness’. Già dalla Guerra del Golfo si iniziò a bombardare nel modo sopracitato, e l’Italia schierò i Tornado, di cui uno venne famosamente abbattuto.

Allo stesso tempo però il Tornado è ancora il miglior aereo da bombardamento che la nostra aeronautica può schierare (l’ AMX non è da bombardamento ma da attacco al suolo e supporto ravvicinato, e inoltre é obsoleto e con armamenti piuttosto “leggeri”; l’ Eurofighter, pur essendo nominalmente “multiruolo” é sempre stato da noi impiegato come intercettore o al limite velivolo da superiorità aerea), ma è anche tuttora il migliore cacciabombardiere dei tedeschi e della RAF, almeno finché non sarà operativo il tanto dibattuto F35. In generale, le missioni di bombardamento italiane vengono sempre affidate ai “Diavoli Rossi” del sesto stormo di Ghedi, che si presume siano i più adatti e addestrati, anche perché a loro è affidata un’adeguata operatività perfino con delle bombe nucleari tattiche americane B61 che a Ghedi sono custodite, e sono state integrate proprio sui Tornado.

Una piccola parentesi va aperta riguardo a ciò: il Nuclear Sharing è la procedura Nato per cui gli USA condividono (molto limitatamente, solo bombe tattiche) il loro arsenale nucleare con alcuni alleati tra cui l’Italia. In generale queste bombe sono schierate sui loro velivoli, nelle loro basi in paesi alleati, ma da noi (e in Belgio, Olanda, Germania e Turchia) è sia adottata questa procedura(Aviano), sia le bombe sono affidate direttamente al controllo italiano; come a Ghedi, dove sono state appunto integrate nelle possibilità di armamento dei Tornado. È dibattuto se ciò rappresenti una violazione del Trattato di Non Proliferazione, che vieta di trasferire tecnologie nucleari militari da paesi che ne sono dotati ad altri che non lo sono.

Il numero di Tornado della flotta italiana è circa 100 (come al solito molti meno di quanti ne comprarono altri paesi comparabili, nonostante l’ Italia sia stata uno dei paesi sviluppatori), anche se per le nostre esigenze normali comprensibilmente è più importante, e più facile da garantire, l’operatività degli Eurofighter, che sono molto più moderni. In ogni caso, i Tornado e i loro piloti danno materiale da riflessione, come ad esempio per lo scontro avvenuto tra due di questi velivoli sui nostri cieli nell’ estate del 2014. Tuttavia una cosa va rimarcata: in una speciale configurazione, l’ECR, alcuni tornado italiani rappresentano una risorsa importante e anche piuttosto rara, che abbiamo noi e pochi altri paesi, poichè permettono grazie a speciali sensori la soppressione precisa e selettiva dei radar antiaerei nemici, e difatti, oltre alla normale versione da bombardamento, ciclicamente (come nei Balcani, Libia) alla nostra aeronautica viene richiesto dagli alleati di schierare proprio questa specifica versione.

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