L’ ammodernamento e lo sviluppo della Marina Cinese

di Edoardo Corò

Negli ultimi anni si è assistito ad un progressivo inasprimento e rafforzamento della politica militare e diplomatica Cinese nelle proprie acque territoriali e nelle zone limitrofe contese agli stati vicini, sempre più preoccupati. La disputa ha già da tempo superato il livello di mero diverbio diplomatico, portando a diverse azioni dimostrative soprattutto da parte cinese, sia al largo delle Isole Spratly, nel Mar Cinese del Sud, sia nel Mar Cinese Orientale, dove si trovano le note Isole Senkaku.

Strumento primario dell’affermazione Cinese, nell’ottica dei vertici della Repubblica Popolare, è, e dovrà essere sempre di più nel futuro, la Marina del PLA (People Liberation Army). Una Marina, quella Cinese, che nel giro di circa un decennio ha vissuto un rapidissimo sviluppo, sia qualitativo che quantitativo, guidato da direttrici strategiche diverse rispetto al XX Secolo. Dal ritiro delle forze nazionaliste filo-americane a Taiwan fino agli anni ’80, i vertici strategici di Pechino hanno riposto ben poca fiducia nelle capacità della propria forza navale, prospettando scenari di guerra sul proprio suolo nazionale. La Marina non aveva le capacità di impedire un’eventuale invasione, ma solo di eseguire azioni di disturbo lungo la costa, nella cosiddetta brown-water [1], e la difesa della Repubblica Popolare sarebbe stata quasi esclusivamente nelle mani dell’Esercito. A partire dagli anni ’70 tuttavia il comparto navale delle forze armate visse una impressionante espansione: si triplicò il numero di sottomarini d’attacco (sottomarini con ruolo antinave armati di siluri) a propulsione convenzionale, si cominciò lo sviluppo di sottomarini d’attacco e sottomarini balistici (sottomarini armati di siluri e di missili balistici per colpire coste e vascelli nemici a lungo raggio) a propulsione nucleare, il numero di vascelli di superficie armati con missili antinave si decuplicò. Negli Anni ’80, sotto la guida di Liu Huaqing, Comandante in Capo dal 1982 al 1988, cominciò quel processo di sviluppo e ammodernamento che perdura e prosegue ancora oggi. Egli fu il fautore del cambio di strategia messo in atto dalla Marina del PLA, che si trasformò da difesa costiera a difesa off-shore. L’obiettivo era quello di raggiungere nello specifico 4 capacità:

  • Di controllare determinate aree limitatamente e per un certo periodo di tempo;
  • Di difendere efficacemente le rotte marittime di rifornimento cinesi;
  • Di poter combattere al di fuori delle aree marittime rivendicate dalla Cina;
  • Di implementare una credibile capacità di deterrenza nucleare.

Per il raggiungimento di tali capacità strategiche, Huaqing aveva previsto un piano di sviluppo della marina in 3 fasi:

  • Una prima fase da completare entro il 2000, che prevedeva il raggiunto della capacità di controllo delle acque entro la prima catena di isole (rappresentata nella cartina sottostante), ovvero del Mar Giallo, del Mar Cinese Orientale e del Mar Cinese Meridionale;
  • Una seconda fase da completare nel 2020 che prevedeva l’estensione della capacità di controllo fino alla seconda catena di isole;
  • Una terza fase da completare entro il 2050, anno in cui la Marina Cinese sarebbe dovuta essere in grado di operare in tutti gli scenari mondiali, diventando finalmente una Blue Water Navy.
cartina 1
Fasi estensione delle capacità della marina cinese

Soprattutto negli anni ’90, gli interventi americani in Serbia ed in Iraq, così come l’ammodernamento delle marine di Giappone e Taiwan, resero evidente che la Marina Cinese doveva raggiungere gli obiettivi della prima fase al più presto, ovvero acquisire la capacità di difendere le acque territoriali entro la prima catena di isole anche in un contesto di guerra moderna con strumenti ad alta concentrazione tecnologica. Il comando cinese quindi identificò due caratteristiche imprescindibili per l’efficacia della propria flotta, ovvero:

  • L’informatizzazione dei sistemi d’arma e dei sistemi d’informazione e ricerca;
  • Il combattimento a lungo raggio, o di “non-contatto”, ovvero una tattica implementata dall’utilizzo di armi a lungo raggio, capaci di condurre a termine bombardamenti precisi a grandi distanze.

Tale modernizzazione rispecchia da un lato il sorgere di nuovi interessi strategici cinesi al di fuori delle proprie acque territoriali, soprattutto l’aumento esponenziale negli anni recenti dei commerci con l’estero, sia il perdurare di vecchi obiettivi politici, militari e strategici di lungo termine, come l’acquisizione di Taiwan.

Per quanto riguarda i commerci, è indubbio che l’industria cinese fagociti un elevatissimo quantitativo di materie prime che, soprattutto per quanto concerne l’energia e determinate tipologie di metalli, non si trovano nel paese e di conseguenza devono essere importate (nella carta le principali rotte commerciali cinesi).

Principali rotte commerciali cinesi
Principali rotte commerciali cinesi

Per quanto riguarda invece gli obiettivi strategici di lunga data, è indubbio che la Marina del PLA negli ultimi due decenni si sia sviluppata, come è già potuto trasparire da quanto detto, nella direzione di ostacolare l’intervento di una marina avversaria nelle acque entro la seconda e soprattutto la prima catena di isole. Tale capacità è ovviamente soprattutto indirizzata alla difesa da interventi principalmente americani rispetto ad azioni militari condotte dall’esercito cinese a Taiwan e nelle isole contese con i paesi limitrofi.

Verso la protezione dei commerci attraverso l’Oceano Indiano e nel mediterraneo e verso la proiezione all’estero è diretta la costruzione di nuove classi di navi di superficie, come la classe di caccia torpedinieri Luyang III (Type 052D), o la classe Yuzhao (Type 071), una nave per l’assalto anfibio.

Nei recenti 15 anni la marina ha vissuto una drastica modernizzazione che ha trasformato la marina cinese in uno strumento flessibile e dotato di moderni sistemi d’arma anti-nave ed anti-aereo e di sensori avanzati. C’è tuttavia da notare che per quanto riguarda la cosiddetta situation awareness, ovvero la disponibilità di sensori in grado di raccogliere dati sulle unità avversarie sul campo di battaglia, la tecnologia americana rimane ancora difficile da raggiungere nel breve periodo. Ad ogni modo, la Marina Cinese, che ora consta di circa 300 unità, nel solo 2014 ha impostato 60 vascelli. La modernizzazione è avvenuta attraverso l’acquisto di navi e velivoli da paesi stranieri, in particolare la Russia, come nel caso dei 4 caccia torpedinieri classe Sovremenny II nel 2006, ma soprattutto attraverso lo sviluppo e la costruzione di tecnologie e mezzi aero-navali indigeni, vedendo un succedersi abbastanza frequente di nuove classi di sottomarini e vascelli di superficie sempre più numerose e avanzate. In particolare, rappresentano navi del tutto comparabili a quelle delle moderne marine occidentali le fregate classe Jiangkai I/II/III ( Type 054), circa 27 tra costruite e in costruzione, i caccia torpediniere classe Luyang I/II/III (Type 052), in tutto una ventina tra programmate, costruite, e in costruzione, e gli incrociatori classe Type055, di cui per ora se ne conosce solo uno in costruzione dal 2014 ed uno ordinato. Oltre a ciò non bisogna dimenticare che per la prima volta nella sua storia la Repubblica Popolare Cinese è dotata di una portaerei, entrata in servizio nel 2012 dopo una travagliata costruzione cominciata in Urss. La Liaoning, anche se lontana dal raggiungere la piena capacità operativa e nonostante l’inferiorità rispetto alla flotta di portaerei statunitense, rappresenta una pietra miliare nell’ammodernamento della Marina Cinese: essa in ogni caso deve ancora ricevere un organico gruppo da combattimento aereo, e il comando cinese sta prendendo in considerazione diverse opzioni basate o sul J-15, un caccia derivato principalmente dal Su-33 russo sul piano strutturale e contenente elettronica indigena, oppure sul J-31, futuro caccia multiruolo di cui finora è stato realizzato un solo prototipo: sembra invece abbandonata la soluzione che prevedeva l’acquisizione di circa 50 Su-33 dalla Marina Russa, fallita ormai da anni.

Ultimo tassello dell’ammodernamento delle capacità navali cinesi è lo sviluppo di missili specificatamente progettati per il ruolo anti-nave a lungo raggio, se non addirittura balistici, come nel caso del missile svelato quest’ anno in occasione delle celebrazioni per la vittoria nella Seconda Guerra Mondiale: il DF-21D.  Quest’ultimo è il famoso missile “killer di portaerei” di cui i media occidentali hanno tanto parlato. Per ora la marina cinese è dotata di missili anti-nave con una portata maggiore rispetto a quelli in dotazione alla US Navy, ma vanno considerati alcuni fattori: innanzitutto un missile a lungo raggio ha bisogno di un efficiente sistema di guida, basato su radar, satelliti e sensori, e non è certo se la Cina abbia un apparato adeguato; in secondo luogo un missile può essere deviato o dissuaso attraverso contromisure di vario genere, o attraverso l’evasione; in ultima istanza, ogni nave è dotata, oltre che di contromisure, di sistemi di difesa attivi quali missili e cannoncini in grado di distruggere il missile avversario, senza dimenticare che sta procedendo speditamente l’implementazione di più efficienti cannoni laser da parte americana. In questo senso, una delle ipotetiche tattiche che la Marina del PLA potrebbe utilizzare contro una flotta avversaria ben difesa potrebbe essere quella di saturare le capacità di difesa della flotta avversaria attraverso il lancio di un vasto numero di missili.

In ogni caso, dalla descrizione tratteggiata sin qui, appare chiaro quale sia l’obiettivo primario della strategia della Marina Cinese, ovvero il diniego di ogni possibilità di accesso a flotte avversarie nelle acque a largo della costa cinese. Nello specifico, un gruppo da battaglia avversario che volesse avvicinarsi, a titolo di esempio, a Taiwan, si troverebbe a dover affrontare tre linee di difesa:

  • Tra le 1000 e le 540 miglia dalla costa cinese, la difesa principale cinese sarebbe costituita da missili a lungo raggio e sottomarini;
  • Tra le 540 e le 270 miglia, l’ipotetico gruppo invasore dovrebbe scontrarsi anche con l’aviazione;
  • Entro le 270 miglia la difesa sarebbe costituita dall’intero spettro di mezzi navali cinesi, comprendenti missili lanciati da terra, navi di superficie, sottomarini, aerei, navi di pattuglia, sottomarini.

    Linee di difesa costiera
    Linee di difesa costiera

È evidente dunque come la Marina Cinese stia implementando le necessarie potenzialità per difendere i propri interessi strategici a livello regionale, introducendo tuttavia tecnologie tali da poter porre le basi per una futura Blue Water Navy, in grado di operare efficacemente in zone remote del mondo. Se però questo rapido processo di miglioramento sta ponendo la super potenza mondiale statunitense di fronte ad un nemico da non sottovalutare, è molto difficile che nei prossimi decenni si possa assistere ad un superamento della Marina Cinese su quella Americana, per diversi fattori, tra cui il rallentamento dell’economia cinese e la ripresa di quella americana; non va dimenticato poi che l’industria bellica made in USA poggia le proprie fondamenta non solo su un’economia che ancora oggi è il doppio di quella cinese, ma anche sulla capacità di integrarsi strettamente con quella europea, favorendo dei suoi capitali e delle sue risorse tecnologiche.  Se dunque da un lato il dragone cinese continuerà certamente a crescere, certo non raggiungerà nei prossimi decenni il monopolio della forza militare raggiunto dagli USA negli anni ’90, dovendo confrontarsi non solo con la vecchia superpotenza americana, ma anche con il mastodonte indiano, destinato a superare la Cina almeno a livello demografico, e con i rimasugli della potenza militare russa, certo non disposta a stare a guardare mentre altri si spartiscono la costa asiatica.

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[1] Nella geografia marittima spesso si distinguono:

Brown Water: vi si identificano le acque che si estendono tra la costa e la fine della piattaforma continentale;

Green Water: vi si identificano le acque che si estendono dalla fine delle brown waters fin oltre qualsiasi catena di isole o altra piattaforma continentale limitrofa, fino quindi al mare aperto dell’Oceano.

Blue Water: sono i vasti spazi oceanici, lontani dalla costa: una Blue Water Navy è quella americana, capace di operare per lungo tempo in mare aperto in tutto il mondo, grazie ad un solido apparato logistico e a basi dislocate in tutti gli oceani.

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