Immigrazione e Sicurezza

di Leonardo Giorgione

La percezione di una correlazione tra l’immigrazione e la criminalità è andata crescendo di pari passo con la portata dei movimenti migratori degli ultimi anni: se nel 2005 il numero di residenti al di fuori del proprio paese di origine era di 190 milioni, nel 2010 questa cifra era cresciuta a 214 milioni. Essendo la maggior parte della popolazione europea abbastanza matura da aver superato l’odio su base razziale e tralasciando la minaccia della dissoluzione della cultura dello stato ospitante, l’avversità per lo straniero è per lo più collegata a una sua associazione con la condotta criminosa. Sebbene sia sensazione diffusa, non è più probabile che un immigrato commetta un crimine solamente per il fatto che sia uno straniero: la problematica è da ricercarsi nelle condizioni socioeconomiche che gli si presentano davanti. Dotato spesso di formazione inferiore a quelle di un residente a cui si somma la difficoltà nella comunicazione, uno straniero subisce l’emarginazione da parte della comunità ospitante e si rifugia nella ristretta cerchia dei connazionali. Avendo maggiori difficoltà a migliorare la propria condizione economica, una parte più consistente degli immigrati, rispetto agli italiani, ricorrerà ad attività illegali per provvedere alla propria sussistenza. A seguito di ciò, la discriminazione nei confronti degli stranieri è una profezia che si autodetermina, per il fatto che contribuisce essa stessa a creare le condizioni ottimali per una mancata integrazione.

Il problema non riguarda solamente la piccola criminalità: a causa degli attentati riconducibili al fondamentalismo musulmano, l’approccio liberale all’immigrazione viene identificato come un facilitatore alla penetrazione di elementi pericolosi per il Paese, le sue istituzioni e i suoi cittadini.

Quest’ultima concezione è fondante della soluzione adottata dagli Stati Uniti per evitare il ripetersi dell’undici settembre, a seguito del quale l’accoglienza è stata ridotta e il controllo sugli stranieri si è intensificato. La quasi completa assenza di attentati di tale portata dal 2001 ad oggi è comunemente ed erroneamente attribuita proprio alla limitazione del flusso migratorio in entrata, mentre la componente del monitoraggio e della raccolta informazioni sui potenziali terroristi viene trascurata. Infatti l’approccio americano si manifesta sia in blocchi all’entrata sia in raccolta informazioni nel periodo successivo all’accoglienza, ispezionando il flusso di comunicazioni personali per mezzo di metadati. È necessario puntualizzare, però, che il reperimento dei dati necessari all’identificazione e al respingimento in entrata di un potenziale elemento pericoloso è inattuabile nell’ambito dell’attuale situazione italiana, in quanto la quantità di sbarchi è troppo elevata e la condizione di salute dei migranti è così critica da obbligare l’accoglienza per ragioni umanitarie. L’unica possibilità rimanente è quella di un controllo ex-post, che però paventa scenari Orwelliani di scarsa libertà individuale, come avvenuto a seguito dello scandalo NSA che ha visto il mondo occidentale indignarsi di fronte alla capillare e indiscriminata raccolta di informazioni da parte del governo americano sui suoi cittadini. Si delinea dunque un compromesso tra la preservazione dell’entità statale e la capacità d’espressione della popolazione, compromesso al quale il comune cittadino non è disposto a sottostare perché, quando chiamato a scegliere tra bene pubblico e privilegio privato, prediligerà sempre il proprio interesse. Una presenza statale diffusa, l’unica in grado di combattere il terrorismo molecolare, non verrà sopportata a meno che l’identità della nazione venga danneggiata visibilmente da attentati. Solo a quel punto, quando messa di fronte alla reale possibilità di essere attaccata personalmente, la popolazione sarà disposta a scendere a patti sulla sua libertà.

Un’ultima correlazione tra immigrazione e sicurezza è, differentemente da quelle elencate precedentemente, positiva. Riguarda il miglioramento della comunicazione tra la nazione ricevente e quella di origine, chiaramente facilitata dalla presenza di personalità che conoscono entrambi gli stati e le culture. Quando la comunità di stranieri è abbastanza nutrita, essa può contribuire a migliorare le reciproche relazioni e dirigere la politica estera verso obiettivi più sensibili alla nazione di origine. Un esempio storico di tale influenza è quello della lobby greco-americana che ha istigato e supportato la decisione di sospendere la fornitura di armi alla Turchia da parte del governo statunitense a seguito dell’invasione di Cipro del 1974. Idealmente, in una società multietnica, le pressioni delle singole lobby si bilanciano tra loro, avendo l’effetto di deviare la politica estera verso propositi di risoluzione di conflitti tramite il dialogo e prediligendo gli aiuti umanitari agli interventi con truppe. Negli scorsi mesi, l’effetto destabilizzante del gruppo di interesse ebraico nei confronti dell’accordo nucleare con l’Iran è stato neutralizzato anche grazie alla presenza della comunità araba nel tessuto sociale americano.

In assenza di nutrite comunità, anche i singoli immigrati contribuiscono a stabilizzare le relazioni tra i paesi, in quanto è più probabile che essi intrattengano relazioni commerciali con la madrepatria. Il mercato globalizzato e l’interesse economico condiviso sono stati identificati come i più potenti mezzi di stabilizzazione dei legami internazionali, che hanno regalato alle nazioni sviluppate mezzo secolo privo di conflitti di grande portata.ev

Advertisements

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...