Intelligence: una storia mai raccontata

di Nicolò Debenedetti

« Sapere non permette sempre di impedire, ma almeno le cose che sappiamo le teniamo, se non tra le mani, almeno nel pensiero dove le disponiamo a nostro piacere, cosa che ci dà l’illusione di una specie di potere su di esse. »

Marcel Proust

 

Qualunque sia la situazione globale, esiste una forza intangibile, trasparente e a volte non riconosciuta (quando necessario) che si occupa della salvaguardia degli interessi nazionali e della sicurezza della popolazione civile, all’estero e non.

Questa forza ha un nome : è l’ agenzia d’intelligence.

Non possiamo sapere quante volte la storia sia stata cambiata da questi individui, uomini senza volto di cui ignoriamo l’esistenza, che, seduti di fronte ad uno schermo nel Maryland, appostati in una baracca del Pakistan o persi in qualunque altro insospettabile luogo combattono una guerra invisibile per portare il decisore strategico il più vicino possibile ad una situazione di informazione perfetta.

Per comprendere al meglio le funzioni  di qualunque servizio d’intelligence è necessario dare una definizione del loro pane quotidiano, quella che viene definita la “commodity più preziosa del Mondo”, ovvero l’informazione.

Con la parola Informazione designiamo qui tutte le cognizioni che possiamo avere del nemico e/o del suo paese, ovvero la base per tutte i progetti e le azioni che possano essere compiute soltanto grazie a una visione strategica.

Si consideri per sua natura quanto sia fragile la base dell’intelligence e di quanto sia necessaria un’elevata integrazione delle agenzie che compongono il Sistema Paese per assicurarne la salvaguardia (obbiettivo raggiunto da un solo Paese al mondo: Israele, dove l’integrazione tra le varie agenzie è storica, mentre spesso negli altri Paesi occidentali risultano addirittura essere in competizione).

Oggi più che mai, i servizi d’intelligence sono di vitale importanza, con il libero mercato che ha praticamente annullato qualunque prospettiva di guerra su larga scala, il conflitto si è spostato su altri obiettivi ed ha inevitabilmente allargato le proprie definizioni e sfumato i propri contorni.

“Interesse nazionale” è diventata un’espressione sempre più onnicomprensiva.

I governi lo sanno, i servizi segreti lo sapevano già.

Lasciando da parte questo vasto argomento, sul quale potrete leggere decine di libri, passiamo ad un punto che ci riguarda sicuramente più da vicino : da dove vengono e che direzione stanno prendendo  i servizi segreti italiani ?

L’intelligence italiana vanta una lunga tradizione che parte dai Romani, prosegue nell’epoca dei Comuni, dove per la prima volta vennero utilizzati a difesa degli interessi industriali (Venezia proteggeva le tecniche dei vetrai tanto quanto il Doge),  e già ben prima della costituzione del Regno d’Italia, erano numerosi i “servizi segreti” negli Stati preunitari. Nel 500 a.C. Sun Tzu nel suo “Arte della Guerra” scriveva: “esistono agenti segreti di cinque tipi: agenti locali, agenti, agenti del controspionaggio, agenti letali e agenti di sicurezza”; in tempi più vicini si collocano i Tudor, con i loro efficienti servizi informativi, molto ramificati, così come Luigi XIV che disponeva di organi complessi e articolati per il “macrospionaggio” e la “micro osservazione” sul terreno. Il Re Sole creò la Polizia di Parigi, un servizio interno, che si avvaleva di agenti, fiduciari “collaboratori di giustizia”. Napoleone non fu da meno: organizzò un capillare servizio informativo militare e uno interno, arrivando ad avere sei distinte istituzioni per questo scopo.

Nell’aprile del 1855 il Corpo di Stato Maggiore dell’Armata Sarda diramava, pubblicandola sul Giornale Militare, una Breve istruzione sul Servizio degli Uffiziali del Corpo Reale di Stato Maggiore in tempo di guerra redatta per cura del Corpo Reale di Stato Maggiore ed approvata dal Ministero della Guerra, conosciuta come “Istruzione La Marmora”: una istruzione che produrrà i suoi effetti almeno fino alla Prima Guerra Mondiale. La Circolare divideva il “Servizio in guerra” in cinque parti e il Sesto era il “servizio segreto”: probabilmente da qui nasce l’uso ufficiale di chiamare le informazioni militari “servizio segreto”.

L’aura di “segretezza” in fondo piaceva molto e evocava parlandone esplicitamente sia bisbigliandone in privato. Poco però era veramente “segreto”…

Il primo vero servizio segreto italiano fu il SIM, Servizio Informazioni Militare che nacque il 15 ottobre 1925 , di impostazione militare e interforze, che iniziò a utilizzare anche membri dell’Arma dei Carabinieri nelle proprie fila.Nel dopoguerra i servizi sono il SIFAR prima e il servizio informazioni difesa (SID) dopo, poi interviene la riforma del 1977 con la creazione di un servizio civile e uno militare (SISMI e SISDE), fino alla riforma del 2007, che ha diviso i servizi per competenze territoriali (AISI e AISE).

E’ con l’avvento del Fascismo che abbiamo la vera e propria costituzione dei servizi segreti: è, come già detto, del 1925 la fondazione del SIM e l’anno dopo nacque l’OVRA, la polizia segreta.

Anche se, inevitabilmente, buona parte di ciò che riguarda l’OVRA è tuttora avvolto nel mistero, quel che sembra assodato è che quella struttura disponeva di un patrimonio finanziario ed organico di assoluto rilievo per l’epoca.

Da un punto di vista di competenza territoriale, il suolo patrio era stato suddiviso dall’OVRA in ispettorati, con il primo che sorse nel Nord Italia nel 1927; seguito da un secondo (1930) che copriva Emilia-Romagna, Toscana e Marche; nel 1933 da un terzo —(detto “Apulia”) su Abruzzo, Umbria e Molise— ed un quarto per la Sicilia; nel 1937 il quinto per la Sardegna; nel 1938 il sesto per Calabria e Campania e l’ultimo nel 1940 per il Lazio(esclusa la capitale, che rientrava in una zona autonoma).

Il SIM non ottenne molti successi, e, a parte qualche fantasioso piano per eliminare Ras Tafani in Etiopia vide risultati mediocri, soprattutto rispetto ai Servizi stranieri e all’OVRA.

Con la fine del fascismo scoppiò una vera e propria guerra dei dossier che causò diversi interventi da parte dell’intelligence degli alleati per favorire Badoglio e altre personalità vicine agli anglo-americani.

Diversamente da quello che si potrebbe pensare, l’intelligence italiana negli anni della guerra fredda fu tra le migliori al mondo anche grazie all’intervento di James Jesus Angleton, padre dei servizi di controspionaggio moderni, che fu sovrintendente delle operazioni speciali dei servizi americani in Italia.

Aldilà delle sconvolgenti storie legate a quegli anni, l’intelligence italiana nel dopoguerra fu molto attiva anche con operazioni dietro le linee nemiche (URSS, Libano, Libia) e all’interno del territorio nazionale con operazioni di sorveglianza verso gruppi eversivi delle più svariate fazioni, o di membri e personalità legate al partito comunista (invito il lettore a informarsi sulla figura di Federico Umberto D’amato, grande solista dei servizi segreti italiani). SISMI, SISDE, UAAR… : cambiarono spesso i nomi ma non gli obiettivi. Tutti i servizi segreti italiani erano legati alla NATO e avevano come obiettivo fondamentale la salvaguardia dell’Italia dalle forze del patto di Varsavia o da paesi e gruppi ad esso legati.

Alla fine della guerra fredda, i servizi segreti internazionali si ridimensionarono e si adattarono a una visione di salvaguardia del sistema Paese non solo sul piano militare ma anche su quello industriale ed economico, e ad affrontare avversari più subdoli e invisibili come gruppi hacker alle dipendenze di qualche paese straniero  o cellule terroristiche legate all’estremismo islamico.

Simbolo di questa ridefinizione strategica è la legge 3 agosto 2007, n. 124 (Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica e nuova disciplina del segreto): la riforma è volta a una maggiore integrazione dei servizi d’intelligence e alla creazione di un canale più rapido per il passaggio delle informazioni al decisore strategico. Per questo motivo, la norma prevede la creazione di un “sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica”, in particolare ponendo i servizi sotto un più stretto controllo del Presidente del Consiglio dei ministri, cui compete la nomina di direttori e vicedirettori di ciascuna agenzia; egli inoltre provvede al coordinamento delle politiche dell’informazione per la sicurezza, impartisce le direttive e, sentito il Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica, emana ogni disposizione necessaria per l’organizzazione e il funzionamento del Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica.

La riforma sostituì il SISDE con l’AISI, il SISMI con l’AISE, il CESIS con il DIS; il COPACO divenne COPASIR (Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica) e venne istituito il CISR (Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica), cui peraltro furono attribuiti più ampi poteri — alle dirette dipendenze del Presidente del Consiglio. Ne sono membri: il ministro degli Esteri, il ministro dell’Interno, il ministro della Difesa, il ministro della Giustizia ed il ministro dell’Economia e delle Finanze. È previsto che il direttore generale del DIS assuma il ruolo di segretario di detto organo.

I servizi segreti italiani sono diventati famosi a livello internazionale (assieme a quelli francesi) per l’organizzazione dei pagamenti di riscatti: http://www.ilfoglio.it/articoli/v/119647/rubriche/governi-europei-e-gruppi-terroristici-soldi-terrore-riscatti.htm. Vengono solitamente svolti da un agente che rischia la vita e si occupa anche del recupero dell’ostaggio.

Questa tendenza deriva dal continuo fallimento dei blitz, che portano sì all’eliminazione dei terroristi ma raramente a quella degli ostaggi, a meno che non vi sia una profonda attività d’intelligence e un addestramento specifico al blitz in questione. Stati Uniti e UK tendono a non contrattare con i terroristi optando per l’opzione blitz anche a costo di perdere l’ostaggio.

Per un’efficace ruolo dei servizi all’interno del Sistema Paese sarebbe necessaria una maggiore collaborazione con le PMI nazionali. Viene stimato che l’80 % delle aziende italiane non abbia un adeguata cyber-sicurezza, poiché manca una cultura legata  alla necessità di proteggersi da attacchi di questo tipo, che si rivelano come una minaccia relativamente nuova nello scenario conflittuale internazionale. L’unico organo in grado di far fronte a tale pericolo toccandone i profili strategici e riuscendo a contrastarli sarebbe, per l’appunto, quello dei servizi segreti.

Fonti:

“Sistema Di Informazione per La Sicurezza Della Repubblica – a Protezione Degli Interessi Politici, Militari, Economici, Scientifici Ed Industriali Dell’Italia.” Sistema Di Informazione per La Sicurezza Della Repubblica – a Protezione Degli Interessi Politici, Militari, Economici, Scientifici Ed Industriali Dell’Italia. N.p., n.d. Web.

“Soldi, Terrore, Riscatti.” Soldi, Terrore, Riscatti. N.p., n.d. Web.

Giannuli, Aldo. Come Funzionano I Servizi Segreti: Dalla Tradizione Dello Spionaggio Alle Guerre Non Convenzionali Del Prossimo Futuro. Milano: Ponte Alle Grazie, 2009. Print.

“PMI.it – Informazione ICT E Business per Piccole E Medie Imprese.” PMIit. N.p., n.d. Web.

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