ANALISI E COMPRENSIONE DEL NEMICO – LO STRATEGIKON

di Enrico Amarante

ANALISI E COMPRENSIONE DEL NEMICO NELLA BISANZIO DELLO STRATEGIKON

Lo Strategikon è un manuale militare bizantino scritto tra la fine del VI secolo e l’inizio del VII secolo dopo Cristo dall’imperatore Maurizio (l’attribuzione è la più probabile). In quell’epoca, l’impero versava in difficili condizioni: numerosi e instabili i fronti di guerra, poche le risorse, antiquato il sistema militare. L’ascesa di Maurizio ebbe un qualcosa di provvidenziale: riorganizzò il sistema politico e militare ed intraprese campagne di successo contro i nemici di Bisanzio.

Il lascito più importante risiede nella sua opera scritta, uno dei grandi classici della trattatistica militare: lo STRATEGIKON. Esso raccoglie la preziosa esperienza maturata dalle lunghe campagne condotte e le elabora sapientemente per creare una guida pratica utilizzabile da ufficiali e generali. Ogni aspetto viene passato in rassegna, dall’addestramento agli spiegamenti tattici passando per la logistica, elencando pure una serie di massime onnivalenti per il comandante.

Uno degli aspetti più peculiari di questo superbo lavoro risiede tuttavia nel capitolo XI, quello che descrive le caratteristiche e le tattiche dei vari popoli. Lo spirito assimilativo e critico della cultura bizantina si esprime mirabilmente nell’analisi delle diverse etnie che di volta in volta l’impero dovette combattere.

“Lo scopo di questo capitolo è quello di mettere in condizione quanti devono condurre una guerra contro questi popoli di prepararsi adeguatamente. Infatti i popoli non combattono tutti in un’unica formazione o allo stesso modo, e non si possono affrontare tutti alla stessa maniera.”

Una delle descrizioni più limpide riguarda i nemici presenti sul suolo italiano, ovvero “I popoli dai capelli biondi, come i Franchi, i Longobardi e altri simili”. Ecco quindi qualche estratto del trattato per meglio comprendere questo studio:

“I popoli dai capelli biondi ripongono grande importanza nei valori della libertà. Sono coraggiosi e intrepidi in battaglia. Essendo spavaldi e impetuosi, considerano qualsiasi paura, e perfino una breve ritirata, come una disgrazia. Disprezzano la morte con tranquillità, così come combattono con furore nel corpo a corpo, sia a cavallo che a piedi.”
Il necessario e imprescindibile punto di partenza per combattere un qualsiasi nemico è la sua conoscenza. Una caratterizzazione chiara e tranciante dello spirito, cultura e comportamenti del popolo esaminato è perciò il primo atto concettuale da cui muove lo Strategikon.

“Sia a cavallo che a piedi sono impetuosi e indisciplinati nella carica, come se fossero l’unico popolo al mondo a non essere codardo. Non obbediscono ai loro capi. Sono poco interessati a tutto ciò che è complicato e pongono poca attenzione alla sicurezza esterna e all’interesse personale.”
Lo spirito di un popolo si riflette nel modo di combattere.

“Non tollerano il dolore e la fatica. Sebbene i loro spiriti siano audaci e temerari, i loro corpi sono deboli e viziati, e non sono capaci di sopportare il dolore con fermezza. Inoltre vengono messi in difficoltà dal caldo, dal freddo, dalla pioggia, dalla mancanza di provviste, specie di vino, e dal differimento della battaglia.”
Comprendere il nemico significa capire come esso reagirà agli avvenimenti e i mutamenti che lo circondano. I variegati sviluppi delle operazioni militari sono un ottimo esame per testare la tempra di un popolo.

“Possono essere facilmente attaccati a sorpresa sui fianchi e alle spalle della loro linea di
battaglia… Le loro linee vengono facilmente spezzate con una finta fuga e un successivo improvviso contrattacco.”
“Bisogna invece fare uso di imboscate ben organizzate, attacchi furtivi e stratagemmi. Prendi tempo e vanifica le loro opportunità. Punta a raffreddare la loro audacia e il loro ardore con la mancanza di approvvigionamenti o col disagio del caldo o del freddo.”
“Essendo avidi, sono facilmente corruttibili col denaro… Fai finta di stringere accordi con loro.”
Dopo la breve ma pregnante esposizione descrittiva, si arriva infine agli aspetti pratici, ovvero ai consigli e alle direttive rivolte agli addetti ai lavori.
Ed è qui che l’analisi compiuta dà i suoi frutti: ogni aspetto della cultura avversaria trova la sua implicazione pratica e il suo modo di essere sfruttata. Dagli accordi stretti dagli ambasciatori fino agli stratagemmi impiegati sul campo di battaglia, ogni ambito e mezzo militare e non deve essere considerato e capitalizzato. Ciascun aspetto ha la potenzialità di produrre risultati favorevoli alla propria parte, sino alla vittoria.

Tanti sono gli insegnamenti validi ancora oggi che si possono trarre da un manuale antico quale è lo Strategikon.
Prima di tutto, l’ambiente in cui si è generata una cultura questo tipo. Circondato da nemici e con poche risorse, l’impero bizantino dovette per sopravvivere adottare una strategia improntata ad un’economia di forze. Questo bisogno fu la spinta a potenziare i vari apparati strategici, combinarli oculatamente e superare tanto in forza quanto in astuzia il nemico.

Un secondo aspetto riguarda una delle basi di questa superiorità: lo studio demo-psicologico delle altre etnie. Conoscere il nemico per immedesimarsi nella sua cultura e coglierne i punti di forza e debolezza; analizzarlo per tradurre tali pregi e difetti in azioni, condotte, tattiche; adattarsi per dare una risposta elastica ed idonea; e soprattutto, imparare dal nemico, e non disdegnare mai le sue lezioni.

Se dopo la caduta di Roma l’impero romano poté perdurare nella sua veste bizantina per altri mille anni, lo si deve soprattutto a quella che fu l’arma vincente bizantina: la superiorità intellettuale.
Questa si sviluppò a partire da una situazione contingente estrema che richiedeva l’uso di tutte le forze disponibili e che di conseguenza comportò l’aumento del valore e del raggio d’azione di ognuna di esse, rendendole preziose e cruciali in ogni passaggio bellico.
Da queste poi progredì la cultura strategica bizantina, propensa alla speculazione e all’analisi critica, vertice dell’intero sistema. Esercitata magistralmente nel rapportarsi con gli altri popoli, sviluppando una mente elastica capace di adattarsi e imparare dalla sconfinata varietà dei popoli affrontati.

Una supremazia quindi dell’intelletto, che, come la Storia insegna, si è rivelato essere lo strumento più capace di fornire risposte creative ed efficaci per l’assicurazione della vittoria.

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